SALSA WARBIRD

Due Warbird alla Giairasa, prime impressioni

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8 ottobre 2013   Salsa

Eccoci qua domenica mattina alle 8 nella campagna di Villafranca Piemonte, con tempo incerto che incombe sulla novità ciclistica del momento, una Randonné su Sterrato (Gravel all’americana).L’esperienza non è nuova, qualcosa si muove anche qui da noi, è una formula interessante, soprattutto per le stagioni intermedie, una sorta di gran fondo su terreni prevalentemente sterrati. Un po’ come un’Eroica aperta a qualsiasi tipo di bici.

Le biciclette più adatte sono le ciclocross, che non hanno problemi con il fango, oppure le mtb 29 rigide, ma cominciano a vedersi anche bici specifiche soprattutto grazie ai freni a disco stradali.

Per l’occasione con l’amico Ambro sfoggiamo due Warbird nuove fiammanti, due Gravel Racer, ovvero bici fatte apposta per gareggiare sullo sterrato e lunghe distanze, come fanno nelle sconfinate lande d’oltreoceano.

Sono due varianti diverse, lui una 53 in titanio, io una 55 alluminio. Diversi anche i montaggi, la sua con gruppo Shimano Ultegra meccanico e freni a disco BB7 della Avid, ruote American Classic da mtb 29 con gomme da ciclocross sezione 35 montate tubeless, io singlespeed, con guarnitura Sram X7 monocorona da 38 e pignone da 16 denti con ruote Hope/Edge mtb, gomme da cx 35 e freni meccanici tektro.

La forcella è in entrambi i casi una splendida Enve CX Disk in carbonio.

Alle partenza gli amici di Bike Cafe hanno portato altre Salsa, Fargo, Mariachi e anche una terza Warbird in titanio, allestita molto bene, siamo in ottima compagnia compagnia.

Il giro prevede circa 110 km su percorso prevalentemente sterrato, con poco dislivello (!!?).

 

Si parte in gruppo lungo il fiume e ci si addentra nella campagna su strade sterrate in buono stato, il ritmo è allegro ma senza esagerare, nello sterrato in singlespeed si va proprio bene, e la bici si guida benissimo, il primo pensiero è che di sicuro si potrà usare per fare anche ciclocross durante l’inverno.

Al trentesimo km il primo ristoro e Ambro vuole forzare un po’ l’andatura, “la Warbird scalpita”, partiamo rapidi e dopo poco veniamo raggiunti da un gruppo di partecipanti, quasi tutti in mtb, il gruppo si spezza e noi andiamo con il nostro ritmo, da singlespeeder, regolare e senza forzare troppo.

Si nota subito che questa bici ama andare veloce, nello sterrato ti porta ad accelerare e assorbe molto bene buche e sassi, sia con la forcella, ma soprattutto con il carro posteriore. La mia sensazione è quella di essere su un telaio in acciaio di gran classe o in titanio.

Ad un certo punto comincia la salita, dobbiamo arrivare al Colletto di Paesana …mmmmmhh, cominciano i dubbi, avrò fatto bene a mettere il 16.., ma il giro non era quasi tutto in pianura?

Una serie di rampe ripide in successione blocca ogni pensiero, bisogna spingere e andando su il gruppetto si sgrana lentamente. Io sono costretto a tenere un ritmo dettato dal rapporto duro, Ambro con il 34 davanti non ha problemi a salire standomi davanti e incitandomi, così dopo alcuni tratti di falsopiano arriviamo in cima, al primo punto di controllo dove dobbiamo timbrare il cartellino.

Nel bar dividiamo una coca e mangiamo un paninetto, poi dopo un paio di foto si riparte in discesa lungo la valle del Po. Il percorso è davvero molto bello, tracciato benissimo con frecce verniciate sull’asfalto o vicino ad ogni svolta, bisognerebbe renderlo permanente per farlo altre volte durante l’inverno.

La discesa ha dei tratti più accidentati, con pietre più grosse e sconnesse, ma la Warbird non si scompone,

effettivamente sembra di guidare una 29 rigida, precisissima nei cambi di direzione e davvero comoda, Ambro riesce a fare anche delle belle impennate, merito del carro relativamente corto a suo dire.

Detto fatto, l’entusiasmo per le bici, il fatto di essere in due che vanno senza doversi aspettare troppo e ci sembra di essere tra i primi del gruppo. Come al solito però quando ci si fa prendere la mano succede qualcosa, infatti prendendo una pietra con un po’ di irruenza sento un bel colpo all’anteriore, devo stare attento, non ho la mtb e neanche sono tubeless. Infatti dopo qualche centinaio di metri la gomma si affloscia, e ho anche lasciato in macchina la pompa, e le bombolette di Ambro non ne vogliono sapere di aprirsi…! Fortunatamente lo spirito della randonnè fa si che un ragazzo simpatico in mtb si fermi e ci presti una valvola, così riusciamo a gonfiare e ripartire.

Finita la discesa siamo a oltre 70 km e dirigendoci verso il secondo controllo e ristoro perdiamo la traccia, così facciamo 6 o 7 km su asfalto a velocità sostenuta, io frullando come un dannato. La bici qui si trasforma, è una bici da corsa, rigida e veloce, altro che mtb, avendo i cambi ed essendo in gara qui si farebbe una bella differenza.

All’Abazia di Staffarda c’è l’ultimo controllo e ristoro, il posto merita una visita anche senza bici, ma noi siamo di fretta e ripartiamo veloci. E di nuovo forse un po’ troppo veloci, perché nell’attraversare un guado prendo di nuovo una grossa pietra e siamo di nuovo fermi a cambiare camera, fortuna di nuovo un buon samaritano ci presta una pompa. Direi che l’allestimento definitivo deve essere tubeless, magari da 38 se si trovano. Gli ultimi chilometri scorrono veloci, arriviamo ancora abbastanza freschi al controllo finale e ci meritiamo una birretta per recuperare.

E’ normale essere esaltati quando si prova una nuova bici, però bisogna dire che questa Salsa è davvero azzeccata per questo tipo di escursioni, magari anche per fare una due giorni di fast Touring, con due borse leggere (sottosella e al manubrio) in perfetto stile Randonnè, ma con la possibilità di spingersi sulle sterrate, anche in cattive condizioni, senza timori reverenziali. Mi viene in mente subito il tour dell’Assietta o l’alta via dei monti liguri come destinazioni di prossime escursioni.

 

SURLY ECR

Primo contatto Surly ECR

6 novembre 2013   NewsSurly

Con Perse alla scoperta della nuova 29+ predisposta per i viaggi fuoristrada

Foto by Claudio Persegani

 

Con la mia Surly Ogre mi trovo lungo gli Appennini, alle prese con un sentiero sconnesso, e mentalmente sfoglio il catalogo sempre più ricco di Surly Bikes. Per il 2014 hanno presentato un nuovo modello da touring, l’ECR, con ruote da 29 pollici e copertoni maggiorati dal gran volume (le chiamano 29 +, come la Krampus). La sigla ECR è l’acronimo di Escape Common Routine e penso che potrebbe essere la bici ideale per il tipo di avventure che mi piace fare. Dopo aver usato con soddisfazione il Krampus, per i miei giri in montagna avrei voglia di ruote grasse anche per il touring che sono solito fare: quello con poco asfalto e tanto sterrato.
Surly Ogre, poi Krampus ed ora ECR; le menti geniali che stanno dietro al marchio Surly conoscono in anticipo quello che l’appassionato un po’ nerd di bike-packing e dell’esplorazione, finirà per desiderare.

Foto by Dario Gnali

Il problema è che ho già fin troppe bici in garage e dopo aver visualizzato per un momento la mia nuova creatura, accantono il nuovo progetto e cerco di pensare ad altro.
Un altro pezzo di discesa, con la bici che subisce il fondo sassoso, ed io che incasso i colpi meglio che posso; ed infine arriva la pizzicatura della camera d’aria anteriore. Il flash di prima si ripropone con ancor più forza e attorno al telaio incominciano a materializzarsi tutti i vari componenti: il cambio nel mozzo Rohloff, pipa e reggisella Thomson… etc etc.  Non resta che farla davvero.

Terminato il mio viaggio estivo, seduto davanti al computer incomincio ad inviare mail, ad informarmi sulla disponibilità ed i costi del telaio, che grazie a Raceware arriva in tempo per una piccola avventura che avevo in programma per il ponte del 1 Novembre.
L’ECR si presenta di un colore più marrone che verde, perfettamente abbinabile all’anodizzazione rossa dei componenti che ho già in garage ed il risultato finale appaga anche l’occhio. Nel momento in cui alla bici fisso le borse Revelate Design, l’opera può dirsi conclusa. Sui lati della forcella posiziono i portaborraccia, dove eventualmente potrebbero essere messi dei Salsa Anything Cage con delle piccole borse stagne. Qui le borracce non sono al riparo dalla sporcizia sollevata dalla ruota anteriore, ma sulla bici è un po’ così ovunque ed io trovo piuttosto comodo averle a portata di mano in posizione avanzata rispetto al triangolo del telaio.

Foto by Dario Gnali

Per questa volta non avrò bisogno della tenda e del sacco a pelo per cui non monto la borsa a manubrio, e avrò modo di testare la nuova bici per il momento in assetto “light”. Visti i copertoni da 3 pollici, uno che non ha mai provato questo tipo di MTB, si aspetterebbe chissà quale attrito su asfalto, invece la bici scorre piacevolmente anche sui terreni compatti, e non si ha per nulla la sensazione di faticare di più rispetto ad una normale mountain bike. Inoltre l’utilizzatore di questo tipo di biciclette non dovrebbe preoccuparsi né del peso, né dell’attrito, ma piuttosto dovrebbe essere alla ricerca di maggiore comfort, di un grip ed una capacità di superare gli ostacoli fuori dal comune.

Foto by Dario Gnali

La mia prima prova è sulle bellissime sterrate del Parco del Garda occidentale, spesso caratterizzate da un fondo smosso e a volte scavate dalla pioggia. Come previsto, l’ECR è uno spasso sia in salita che in discesa. Entusiasmante la grande trazione e allo stesso tempo la capacità di galleggiare sui terreni più dissestati, nelle situazioni in cui anche una MTB da 29 pollici, seppur gommata generosamente può andare in crisi. Addirittura si può affrontare la salita con maggiore spensieratezza, prestando meno attenzione a dove si vanno a mettere le ruote, alla ricerca del fondo migliore e alla larga dalle pietre più grosse. In sella alla Surly ECR ci si può concentrare sul panorama circostante e si può continuare la chiacchierata con i compagni di viaggio. Durante il test ho volutamente forzato un po’ la mano, sacrificandomi sul lato più sporco della carreggiata, e la sensazione è stata di onnipotenza ciclistica.

L’ECR alla guida è molto simile rispetto alla Surly Krampus anche perché sono minime le differenze geometriche tra le due bici, e preferisco sorvolare sui dettagli tecnici quando il risultato finale è una guida piacevole e sincera su tutti i tipi di terreno.

Foto by Dario Gnali

L’inerzia delle ruote si avverte ad una certa velocità, soprattutto su asfalto, nei cambi di direzione, quando è il momento di impostare la curva. In queste occasioni si viene portati verso l’esterno, ma il lieve disagio è solo una questione di abitudine al mezzo e alle sue ruotone, su un terreno che poco ha a che vedere con una bici come questa. Nei single tracks è divertente ed efficace pur mantenendo una certa dose di goffaggine, che è inevitabile riscontrare in una bici così, soprattutto quando attrezzata e carica per l’avventura.

 Rispetto alla Ogre c’è un sacco di comfort in più sullo sconnesso grazie all’effetto ammortizzante delle Knard 29×3 e nell’ottica di un lungo viaggio, con la bicicletta carica dei bagagli, questo fattore non è sicuramente di poco conto.

 Come la Surly Ogre, l’ECR è dotato dei forcellini orizzontali universali sui quali si possono fissare diversi tipi di cambio, incluso il Rohloff, senza dover utilizzare particolari adattatori. Sul telaio sono presenti tutti i possibili ancoraggi per le guaine di cambio e freni, per i portapacchi, le borracce ed i parafanghi, in modo da rendere il prodotto il più versatile possibile. La battuta dei mozzi è quella standard delle mountain bike, è compatibile con le serie sterzo da 1-1/8” e la scatola del movimento centrale è da 73mm con filetto inglese.

 Non è una fatbike, è qualcosa d’altro ancora, qualcosa di ancora diverso che mi ha incuriosito fin dalla prima foto trapelata su internet. Ora finalmente le foto sono le mie, e ho l’occasione di pedalare la mia nuova Surly ECR, sperando che le occasioni non manchino.

Qui altre foto del giro, grazie a Dario Gnalihttp://www.flickr.com/photos/dariognali/sets/72157637341180285/