Aggiornamenti per le Mukluk 2014

Le Mukluk 2014 come quella della foto (quelle vendute per esempio a Natale del 2013) sono già tutte predisposte per essere usate con la Bluto.
Insomma, la novità di un telaio Fat predisposto per l’ammortizzata Rockshox è una novità dell’anno scorso.
Stesso vale per Mukluk Ti e per Beargrease carbon.
Come prevedibile Salsa e Surly avevano già le specifiche da più di un anno.

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Salsa El Mariachi Titanio 2014

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nuovi telai in titanio Salsa, con le nuove colorazioni sono spettacolari. Vediamo il nuovo Mariachi…

La prima particolarità di quest’anno sono proprio le colorazioni che sono state introdotte, che rendono ancora più bello il titanio del telaio. Il Mariachi 2014 ha il triangolo anteriore Blue Bomb Pop  con il resto delle tubazioni a doppio spessore spazzolate per un effetto contrasto garantito.

Nuove caratteristiche di quest’anno sono la serie sterzo ZS 44 semi integrata per accogliere forcelle con sterzo da 1 1/8 oppure tapered, i forcellini Alternator che permettono di regolare il carro (accorciato a 430 mm per una maggiore agilità) e adattarsi al cambio Rohloff oppure convertire in singlespeed.

Come la vedete accoppiata alla forcella Niner in carbonio?

Come la vedete accoppiata alla forcella Niner in carbonio?

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SALSA WARBIRD

Due Warbird alla Giairasa, prime impressioni

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8 ottobre 2013   Salsa

Eccoci qua domenica mattina alle 8 nella campagna di Villafranca Piemonte, con tempo incerto che incombe sulla novità ciclistica del momento, una Randonné su Sterrato (Gravel all’americana).L’esperienza non è nuova, qualcosa si muove anche qui da noi, è una formula interessante, soprattutto per le stagioni intermedie, una sorta di gran fondo su terreni prevalentemente sterrati. Un po’ come un’Eroica aperta a qualsiasi tipo di bici.

Le biciclette più adatte sono le ciclocross, che non hanno problemi con il fango, oppure le mtb 29 rigide, ma cominciano a vedersi anche bici specifiche soprattutto grazie ai freni a disco stradali.

Per l’occasione con l’amico Ambro sfoggiamo due Warbird nuove fiammanti, due Gravel Racer, ovvero bici fatte apposta per gareggiare sullo sterrato e lunghe distanze, come fanno nelle sconfinate lande d’oltreoceano.

Sono due varianti diverse, lui una 53 in titanio, io una 55 alluminio. Diversi anche i montaggi, la sua con gruppo Shimano Ultegra meccanico e freni a disco BB7 della Avid, ruote American Classic da mtb 29 con gomme da ciclocross sezione 35 montate tubeless, io singlespeed, con guarnitura Sram X7 monocorona da 38 e pignone da 16 denti con ruote Hope/Edge mtb, gomme da cx 35 e freni meccanici tektro.

La forcella è in entrambi i casi una splendida Enve CX Disk in carbonio.

Alle partenza gli amici di Bike Cafe hanno portato altre Salsa, Fargo, Mariachi e anche una terza Warbird in titanio, allestita molto bene, siamo in ottima compagnia compagnia.

Il giro prevede circa 110 km su percorso prevalentemente sterrato, con poco dislivello (!!?).

 

Si parte in gruppo lungo il fiume e ci si addentra nella campagna su strade sterrate in buono stato, il ritmo è allegro ma senza esagerare, nello sterrato in singlespeed si va proprio bene, e la bici si guida benissimo, il primo pensiero è che di sicuro si potrà usare per fare anche ciclocross durante l’inverno.

Al trentesimo km il primo ristoro e Ambro vuole forzare un po’ l’andatura, “la Warbird scalpita”, partiamo rapidi e dopo poco veniamo raggiunti da un gruppo di partecipanti, quasi tutti in mtb, il gruppo si spezza e noi andiamo con il nostro ritmo, da singlespeeder, regolare e senza forzare troppo.

Si nota subito che questa bici ama andare veloce, nello sterrato ti porta ad accelerare e assorbe molto bene buche e sassi, sia con la forcella, ma soprattutto con il carro posteriore. La mia sensazione è quella di essere su un telaio in acciaio di gran classe o in titanio.

Ad un certo punto comincia la salita, dobbiamo arrivare al Colletto di Paesana …mmmmmhh, cominciano i dubbi, avrò fatto bene a mettere il 16.., ma il giro non era quasi tutto in pianura?

Una serie di rampe ripide in successione blocca ogni pensiero, bisogna spingere e andando su il gruppetto si sgrana lentamente. Io sono costretto a tenere un ritmo dettato dal rapporto duro, Ambro con il 34 davanti non ha problemi a salire standomi davanti e incitandomi, così dopo alcuni tratti di falsopiano arriviamo in cima, al primo punto di controllo dove dobbiamo timbrare il cartellino.

Nel bar dividiamo una coca e mangiamo un paninetto, poi dopo un paio di foto si riparte in discesa lungo la valle del Po. Il percorso è davvero molto bello, tracciato benissimo con frecce verniciate sull’asfalto o vicino ad ogni svolta, bisognerebbe renderlo permanente per farlo altre volte durante l’inverno.

La discesa ha dei tratti più accidentati, con pietre più grosse e sconnesse, ma la Warbird non si scompone,

effettivamente sembra di guidare una 29 rigida, precisissima nei cambi di direzione e davvero comoda, Ambro riesce a fare anche delle belle impennate, merito del carro relativamente corto a suo dire.

Detto fatto, l’entusiasmo per le bici, il fatto di essere in due che vanno senza doversi aspettare troppo e ci sembra di essere tra i primi del gruppo. Come al solito però quando ci si fa prendere la mano succede qualcosa, infatti prendendo una pietra con un po’ di irruenza sento un bel colpo all’anteriore, devo stare attento, non ho la mtb e neanche sono tubeless. Infatti dopo qualche centinaio di metri la gomma si affloscia, e ho anche lasciato in macchina la pompa, e le bombolette di Ambro non ne vogliono sapere di aprirsi…! Fortunatamente lo spirito della randonnè fa si che un ragazzo simpatico in mtb si fermi e ci presti una valvola, così riusciamo a gonfiare e ripartire.

Finita la discesa siamo a oltre 70 km e dirigendoci verso il secondo controllo e ristoro perdiamo la traccia, così facciamo 6 o 7 km su asfalto a velocità sostenuta, io frullando come un dannato. La bici qui si trasforma, è una bici da corsa, rigida e veloce, altro che mtb, avendo i cambi ed essendo in gara qui si farebbe una bella differenza.

All’Abazia di Staffarda c’è l’ultimo controllo e ristoro, il posto merita una visita anche senza bici, ma noi siamo di fretta e ripartiamo veloci. E di nuovo forse un po’ troppo veloci, perché nell’attraversare un guado prendo di nuovo una grossa pietra e siamo di nuovo fermi a cambiare camera, fortuna di nuovo un buon samaritano ci presta una pompa. Direi che l’allestimento definitivo deve essere tubeless, magari da 38 se si trovano. Gli ultimi chilometri scorrono veloci, arriviamo ancora abbastanza freschi al controllo finale e ci meritiamo una birretta per recuperare.

E’ normale essere esaltati quando si prova una nuova bici, però bisogna dire che questa Salsa è davvero azzeccata per questo tipo di escursioni, magari anche per fare una due giorni di fast Touring, con due borse leggere (sottosella e al manubrio) in perfetto stile Randonnè, ma con la possibilità di spingersi sulle sterrate, anche in cattive condizioni, senza timori reverenziali. Mi viene in mente subito il tour dell’Assietta o l’alta via dei monti liguri come destinazioni di prossime escursioni.